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TKT or CELTA: Cosa scegliere?

Oggi proveremo a rispondere a una delle vostre domande più frequenti: in cosa differiscono i corsi CELTA e TKT e quale è il più adatto alle varie esigenze?
Iniziamo col dire che sono entrambe due certificazioni rilasciate da Cambridge Assessment English e riconosciute a livello internazionale. Tuttavia differiscono largamente per target, struttura e spendibilità. Vediamo insieme come.


Il CELTA (Certificate in Teaching English to Speakers of Other Languages) è una certificazione completa in grado di offrire le competenze tecniche e pratiche necessarie per l’insegnamento dell’inglese come seconda lingua. E’ attualmente una delle certificazioni più richieste su scala internazionale nel mondo dell’ELT (English Language Teaching). E’ conseguibile frequentando un corso intensivo della durata di un mese o estensivo, più diluito nel tempo, durante il quale il candidato potrà apprendere le tecniche basilari di insegnamento, osservare insegnanti con più esperienza e venire osservato in delle teaching practices. Il corso non prevede un esame, ma i candidati vengono seguiti per tutta la sua durata e valutati in itinere.
E’ consigliabile a coloro i quali si vorrebbero affacciare al mondo dell’ELT per la rpima volta o a insegnanti con esperienza che desiderino dare una spinta al loro sviluppo professionale. E’ sicuramente un titolo largamente spendibile e oseremmo dire, a giorno d’oggi, praticamente indispensabile.


Il TKT (Teacher Knowledge Test) è invece un esame vero e proprio pensato per insegnanti che abbiano già esperienza e che intendano metterla alla prova ottenendo una certificazione didattica riconosciuta a livello mondiale. Contrariamente al CELTA, il TKT non prevede ore di osservazione ed è strutturato in tre test modulari a risposta multipla, che possono essere eseguiti singolarmente. Il candidato potrà liberamente scegliere i tempi di partecipazione e seguire i moduli di suo interesse: riceverà una certificazione Cambridge per ogni esame conseguito. 
E’ consigliabile a insegnanti che abbiano già una certa esperienza e desiderino ottenere un riconoscimento formale delle loro competenze nella metodologia dell’insegnamento dell’inglese, e allo stesso tempo desiderano mantenersi aggiornati in quest’ambito. E’ inoltre un’occasione importante anche (ma non solo!) per coloro che abbiano già conseguito la certificazione CELTA ma che vogliano ampliare le loro conoscenze in materia di insegnamento in aree specialistiche. 


Vi ricordiamo infine che il TKT non va confuso con il TKT- Young Learners e il TKT-CLIL, che invece si riferiscono ad aree didattiche molto meno generiche ed estremamente specifiche, delle quali vi parleremo prossimamente.
Speriamo di aver chiarito i vostri dubbi e di avervi presto a bordo in uno dei nostri corsi!

Lo sapevi che… L’albero di Antonia

Con l’anno che giunge al termine, e novità all’orizzonte, abbiamo pensato fosse arrivato il momento di rinfrescare un po’ la memoria agli iscritti storici e dispensare curiosità ai nuovi arrivati. Il nostro nome è anche la nostra particolarità: ci è stato spesso detto che “L’albero di Antonia” incuriosisce, e di conseguenza ci fa rimanere nei pensieri di chi ci incontra.

Per questo motivo, oggi vogliamo dirvi tre cose che forse non sapevate su L’albero di Antonia.

  • Ci spiace dirvelo…

… Ma non c’è nessuna Antonia! No, è inutile che insistiate, non ci sono fondatrici, co-fondatrici, ex-studentesse o insegnanti con quel nome. Sarebbe stato troppo facile, no?

  • Let’s go to the movies!

L’albero di Antonia, in realtà, è un film del 1995 diretto da Marleen Gorris. È la storia di una ragazza (Antonia, appunto) che, tornata vedova nel suo paese, costruisce attorno a sé una comunità matriarcale fondata sull’aiuto reciproco. L’albero del titolo italiano è un riferimento all’albero genealogico di Antonia.

Anche la nostra scuola è fondata e gestita principalmente da donne e la nostra missione principale è far sì che l’apprendimento delle lingue avvenga in un ambiente familiare e di comunità, dove tutti/e si sentano a proprio agio.

  • La metafora dell’albero

L’immagine dell’albero calza a pennello se si pensa alla relazione fra insegnante e studente: ogni allievo/a è un piccolo ramo della pianta, e le insegnanti forniscono il terreno necessario a farli fiorire. Tutto questo avviene grazie alla mediazione dell’insegnamento, rappresentato dal tronco che collega terreno e rami.

Quest’anno abbiamo deciso di portare la metafora botanica a un livello superiore. Infatti, a partire dal prossimo anno scolastico, i nostri corsi prenderanno i nomi di diverse piante e alberi. Questo per rendere più evidente il significato del nome della scuola, ma anche per simboleggiare il percorso di crescita che ogni studente/essa affronta quando si iscrive presso di noi.

Nelle settimane a venire vi spiegheremo il significato di ogni nuovo gruppo sulla nostra pagina Instagram. Ieri abbiamo cominciato con i Seedlings.

Conoscevate queste curiosità sulla scuola? Scrivetecelo!

Tre life skills entrano in una scuola di lingue…

In queste settimane, sulla nostra pagina Instagram, vi abbiamo illustrato tre delle cosiddette life skills. Per chi se lo fosse perso, le life skills (o life competencies) sono abilità socio-emotive che tutti e tutte dovremmo acquisire per interfacciarci col mondo esterno in maniera sana ed efficace.

Queste competenze sono svariate, e diverse istituzioni le hanno riassunte in pochi punti fondamentali. L’Organizzazione mondiale della sanità, per esempio, ne conta dieci, mentre di recente la Cambridge University Press ne ha selezionate sette che possono essere sviluppate nel contesto scolastico.

Prendendo spunto da queste due liste, abbiamo quindi deciso di raccontarne tre che L’albero di Antonia si impegna a insegnare a studenti e studentesse di tutte le età:

  • Learning to Learn

Letteralmente “imparare a imparare,” questa skill indica la capacità di riconoscere i diversi metodi e tattiche di apprendimento e comprendere quale sia meglio per noi. Sapere come si impara è fondamentale in qualunque situazione della vita richieda un periodo di studio.

I modi in cui questa consapevolezza viene incitata a L’albero sono diversi. Si parte da un’analisi dei bisogni all’inizio del corso: in questa fase, lo/a studente/essa ha un colloquio con l’insegnante durante il quale si discutono gli obiettivi e le preferenze di studio.

Man mano che le lezioni proseguono, si cerca di costruire per ogni allievo/a un metodo di apprendimento ad hoc.

Infine, gli/le studenti/esse vengono invitati/e ad auto-esaminarsi ogni volta che si impara una nuova struttura, vocabolo o funzione per capire quanto si sentono a loro agio nell’utilizzarli.

  • Collaboration

Per “collaborazione” si intende la capacità di lavorare in gruppo, esprimere le proprie idee e accogliere quelle degli altri in modo costruttivo.

Le nostre docenti promuovono la collaborazione facendo in modo che l’ambiente della scuola risulti sempre non competitivo: gli studenti e le studentesse sono qui per un obiettivo comune, non per gareggiare!

Nella stessa ottica viene quindi privilegiato il task-based learning, che pone gli/le allievi/e nella condizione di lavorare insieme per completare i task proposti.

Infine, per garantire la collaborazione, le docenti assumono il ruolo di facilitatrici piuttosto che di fulcro della lezione: diminuiscono la loro presenza in classe, per esempio facendo sì che gli studenti/esse si spieghino le consegne a vicenda invece di sentirle ripetere dall’insegnante.

  • Emotional Development

Lo “sviluppo emotivo” è fondamentale per costruire relazioni sane con se stessi e con gli altri. Saper riconoscere le proprie emozioni vuol dire riconoscere anche quelle delle persone con cui interagiamo, e questo ci porta a una maggiore comprensione dell’altro.

A L’albero forniamo gli strumenti per esprimere i propri sentimenti fin da subito: una delle canzoni che gli/le studenti/esse più piccoli/e imparano include espressioni come I feel happy, I feel sad, ecc.

Le nostre docenti sono inoltre appassionate di mindfulness, pratica che insegna a essere consapevoli di ciò che si prova, ad accettarlo e a controllarlo. È stato dimostrato che tale pratica aiuta anche i/le più giovani/e nella concentrazione e nella gestione delle emozioni.

Infine, attraverso pratiche come lo storytelling, L’albero si propone di insegnare la lingua tramite attività che favoriscono anche lo sviluppo emotivo, come per esempio la recitazione.

Con questo articolo speriamo di avervi spiegato un altro po’ il metodo e la missione della scuola. Lo avevamo già fatto in un precedente articolo, da un punto di vista più pedagogico. Se ve lo siete persi, date un’occhiata!

Tre manuali per divertirsi all’aria aperta

Vi abbiamo già spiegato in un altro articolo perché l’attività all’aperto sia utile e consigliata, e magari vi abbiamo anche convinti. Forse però non sapete da dove cominciare per spingere i vostri bambini a passare tempo fuori casa… Ecco che torniamo in vostro soccorso!

Abbiamo infatti selezionato tre manuali per bambini e ragazzi, rigorosamente in lingua, con diverse attività da fare all’aperto.

  • J.M. McGillian, Sidewalk Chalk (Sterling Publishing, dai 4 anni in su)

Una raccolta di attività perfette per la vita di città, poiché si concentrano sul gesso e i mille modi in cui può essere usato! Dalla più conosciuta “settimana” al meno famoso “bowling da marciapiede,” potrete divertirvi con giochi diversi per giorni.

  • S. Adams, Great Games Book (Dorling Kindersley Family Library, dai 6 anni in su)

Un grande libro con una raccolta di giochi provenienti da ogni parte del mondo: la particolarità di questa collezione è che unisce le attività alla creazione, poiché molti oggetti necessari per gicoare possono essere costruiti dai bambini stessi!

  • A. Smith, The Usborne Book of Papercraft (Usborne, dai 5 anni in su)

Come suggerisce il nome, questa raccolta edita da Usborne propone una serie di costruzioni in carta nella cui creazione grandi e piccini possono cimentarsi. Origami, collane, piatti… Sarete sorpresi di scoprire quanti oggetti possono nascere da un semplice foglio colorato.

Questi tre libri sono disponibili nella nostra libreria, e forniranno anche da ispirazione per il nostro campo estivo, English at the Park!

Infine, un pensiero va a Eric Carle, artista scomparso il 23 maggio. I suoi libri hanno insegnato a generazioni di bambini la bellezza della natura. RIP♥

Lo sapevi che… diversità culturale

Il 21 maggio si celebra la giornata internazionale della diversità culturale. Le Nazioni Unite istituirono questa ricorrenza per sottolineare l’importanza dello scambio di prodotti culturali (film, musica, danze…) fra i diversi paesi. Tale scambio, secondo l’ONU, incentiva la creatività poiché favorisce il mischiarsi di diversi punti di vista sul mondo.

Per festeggiare con voi, quindi, abbiamo preparato una lista di curiosità sul concetto di “diversità culturale”!

  • La diversità culturale nella Treccani

L’espressione “diversità culturale” è stata inclusa dalla Treccani nel “lessico del XXI secolo.” La definizione presente nell’enciclopedia è la seguente: “Varietà di valori, di natura sociologica, etica, religiosa ed etnica, derivanti dai diversi usi della biodiversità e riferibili alla cultura materiale delle popolazioni.” La diversità culturale la si vede quindi nella nostra lingua, in ciò in cui crediamo, ma anche nei nostri prodotti artistici e gastronomici!

  • La diversità culturale nella vita di tutti i giorni

In un mondo globalizzato come il nostro, non sarà una sorpresa se vi diciamo che probabilmente incontrate un’infinità di culture ogni giorno, per esempio quando ordinate del sushi, o quando andate a una mostra su qualche pittore straniero, o ancora ogni volta che accendete la radio!

  • Proteggere la diversità culturale

Poiché quest’anno la giornata internazionale cade in un periodo di incertezza e riaperture sparse, il direttore generale dell’UNESCO, Audrey Azoulay, ha sottolineato che la pandemia ha dato un duro colpo alla cultura in tutto il mondo. Infatti, le restrizioni hanno bloccato eventi, festival e musei per un tempo troppo lungo. È importante quindi favorire il rilancio di queste realtà per garantire il ritorno dello scambio culturale.

  • Giusto in tempo…

… Potete quindi iniziare già da questo weekend, poiché la sera di sabato 22 maggio si terrà la finale dell’Eurovision Song Contest, uno degli esempi più lampanti di scambio culturale all’interno dell’Europa! Per chi non lo sapesse, l’Eurovision è un festival in cui i diversi Paesi europei si sfidano attraverso la propria musica. È un’occasione per ascoltare e guardare prodotti culturali di realtà anche molto diverse dalla nostra.

L’albero di Antonia vi augura quindi una felice Giornata della diversità culturale!

Tre pedagogisti entrano in una scuola di lingue…

Se siete stati attenti nelle scorse settimane, avrete notato che sulla nostra pagina di Instagram abbiamo aperto una nuova rubrica. Ogni venerdì vi abbiamo presentato personaggi che con il loro pensiero hanno rivoluzionato la pedagogia e, di conseguenza, la didattica.

Nel caso ve lo foste perso, non temete! Facciamo un veloce ripassino:

1. Paulo Freire

La sua “pedagogia degli oppressi” sottolineava l’importanza di una didattica incentrata sul rispetto e la comunicazione reciproci, che eliminasse la dicotomia “maestro/studente” dove il primo era l’unico fornitore di conoscenza e il secondo un contenitore vuoto da riempire di informazioni.

2. Maria Montessori

Il metodo montessoriano è conosciuto in tutto il mondo per la sua visione del bambino come essere completo. In quanto tale, esso ha bisogni diversi da quelli dell’adulto, bisogni di cui l’insegnante deve tenere conto quando prepara le lezioni.

3. John Dewey

Dewey è il fondatore dell’attivismo pedagogico, che punta a liberarsi di una didattica basata sull’ascolto passivo e sul nozionismo per sostituirla con una versione più dinamica, in cui lo studente è parte attiva del processo di apprendimento.

Per quanto appartenenti tutti a culture diversi, i tre personaggi sopracitati condividono una convinzione fondamentale: la centralità dello studente nella classe. Sebbene con sfumature differenti, Freire, Montessori e Dewey sottolineavano l’importanza di rendere il bambino o la bambina il fulcro del processo educativo. Addirittura, la madre del metodo montessoriano sosteneva che il vero successo dell’insegnante arrivava quando questi diveniva “invisibile”!

Ora vi starete chiedendo: tutto molto bello, ma perché questa lezioncina di pedagogia?

Ma è evidente: la centralità dello studente è un punto cardine del nostro metodo!

A L’albero, infatti, le insegnanti si impegnano da sempre affinché le lezioni non siano sessioni frontali in cui loro parlano e i bambini ascoltano. Per far sì che l’apprendimento dell’inglese sia il più naturale possibile, è fondamentale che gli studenti diventino parte attiva della lezione. Per questo il nostro metodo si basa sull’approccio comunicativo e sul task-based learning, che fanno sì che i ragazzi non solo comunichino in lingua, ma che lo facciano per risolvere i problemi posti dalle insegnanti – proprio il tipo di didattica pensata da John Dewey!

Abbiamo a cuore ogni singolo studente e studentessa, e per questo le docenti de L’Albero instaurano con loro un rapporto di rispetto reciproco. In questo modo, si può sempre fare un passo indietro e ricalibrare le lezioni nel caso queste non stiano soddisfacendo i bisogni dei ragazzi. Proprio come sosteneva Freire, sappiamo bene che a volte è l’insegnante a imparare dallo studente!

Infine, per i più piccini adottiamo un approccio ispirato all’idea di Montessori secondo la quale i bambini e le bambine apprendono meglio tramite l’utilizzo di materiali pensati apposta per loro. Così, non stupitevi se passando dalla scuola, o sbirciando nello schermo della vostra piccola, vedete numerose forme di legno, cards con sopra vari disegni e anche giocattoli!

Con questo articolo, speriamo di aver gettato un po’ di luce sui nostri valori e sulle figure a cui ci ispiriamo per garantirvi un’esperienza di apprendimento dinamica, all’avanguardia e diversa da quella tradizionale. Nel caso vogliate approfondire, visitate la pagina sul nostro metodo e non esitate a chiedere direttamente al nostro staff!






Nel caso ti fossi perso i post e volessi recuperarli, non temere!

5 buoni motivi per fare lezione all’aria aperta

Con l’arrivo della bella stagione, la voglia di stare chiusi in casa è sempre meno. Questo vale ancora di più per bambini e ragazzi, specialmente dopo un anno turbolento come questo. Ovviamente è importante recuperare il tempo perso con sport, giochi e passeggiate. Ma anche stando all’aria aperta si può continuare a imparare, sempre divertendosi!

Abbiamo quindi stilato cinque buoni motivi per praticare l’inglese all’aperto.

  • Insieme in sicurezza

È ormai dimostrato che all’esterno la diffusione del virus è minima. Inoltre, in un grande parco verde è molto più facile mantenere le distanze rispetto a una piccola aula scolastica! Fare attività all’aperto può quindi essere un modo per rivedere i propri compagni in sicurezza.

  • Vitamine, vitamine, vitamine!

L’esposizione al sole aiuta la produzione di vitamina D, la principale alleata delle ossa. Non solo: se assorbiti correttamente, i raggi solari aiutano l’umore, il sonno, i muscoli e le articolazioni!

  • Studio “dinamico”

All’aperto è possibile praticare uno studio più “movimentato”. Infatti, gli spazi grandi permettono l’organizzazione di attività che mischiano apprendimento e gioco. L’utilizzo del movimento durante una sessione di studio favorisce quella che viene chiamata “intelligenza cinetica”: esistono infatti studenti che fissano meglio i concetti se li imparano muovendosi.

  • Lo dice anche la scienza…

Secondo le ricerche della Plymouth University e Western Sydney University, includere dei momenti all’aria aperta nei curricula delle scuole è fondamentale non solo per favorire l’apprendimento, ma anche per migliorare il comportamento, le capacità sociali e la fiducia in se stessi!

  • In contatto con la natura

Dopo un anno e mezzo davanti ai computer, è fondamentale che gli studenti riscoprano il piacere di sedersi in un prato, con sole e vento ad accarezzare la pelle. Spostare la classe all’aperto è un ottimo modo per ricostruire il proprio rapporto con la natura e staccare un po’ dagli schermi, tiranni del nostro tempo…

Proprio facendo fede alla lista che vi abbiamo appena esposto, stiamo organizzando per giugno e luglio English at the Park: due mesi di attività in lingua all’aria aperta per bambini e ragazzi. È un bel modo per rivedersi, nel rispetto delle regole, senza mai smettere di imparare. Se siete interessati, non esitate a contattarci!

Vi aspettiamo all’aria aperta!

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