Un problema di inglesismi

Ogni giorno, dalle nostre conversazioni quotidiane, alle trasmissioni televisive, agli articoli di giornale e ai manifesti che leggiamo per strada, l’inglese o termini derivati da esso, sembrano essere ovunque,

Per contro, sempre più di frequente, si sentono richieste di utilizzare più termini italiani e smetterla con gli “inglesismi”.

Ma come siamo arrivati a questa diffusione capillare della lingua, tanto che ormai, spesso senza rendercene conto, lo usiamo tutti noi?

Avete anche voi cliccato ad un link sui social per arrivare a questo blog post, vero?

Un po’ di storia

Dovete sapere che, questa, non è stata tuttavia una prerogativa solo e soltanto dell’inglese.

Difatti, quella che, intorno ai primi anni 60, si fa chiamare “seconda europeizzazione della lingua italiana”, vede appunto l’introdursi dell’inglese soprattutto nella stampa di allora, con l’intento di dare lustro e prestigio al linguaggio scritto e parlato.

Nel fare questo, la lingua britannica è andata a sostituirne un’altra, che aveva prima di lei la stessa e medesima funzione: il francese, la lingua della “prima europeizzazione” avvenuta nel Settecento.

Questa era allora una lingua molto di moda soprattutto tra i nobili e le classi sociali alte, e il suo utilizzo era in un certo senso un marchio di prestigio.

Tuttavia, nemmeno al francese si può dare il primato, che spetta ai termini greci e latini del lontano 500.

Si può quindi dire che, l’italiano abbia sempre un po’ avuto il fascino dei “forestierismi” per così dire.

Questioni di politica ed economia

Non va poi tralasciato che, l’inglese sia in Unione Europea una lingua Franca, nonché lingua principale degli Stati Uniti, principali alleati economici e politici dell’Europa, e tra le principali potenze dell’economia mondiale.

Ok, ma cosa centra? Facciamo un esempio.

Quando esperti statunitensi scrivono trattati economici o tecnologici (principalmente), questi verranno scritti in inglese e, forti del fatto che, l’inglese viene parlato anche in Europa come lingua franca, in questa lingua resteranno e verranno diffusi attraverso i mezzi di comunicazione di massa.

Si avvia così ad una quasi sovranità dell’inglese in determinati settori.

Questioni di comodità

L’inglese ha poi diversi pregi e vantaggi di “sbrigatività” e “praticità”

Come lingua riesce infatti a veicolare messaggi chiari e coincisi senza troppi giri di parole ed in modo più immediato rispetto ad altre lingue, spesso, dando al termine sfumature di significato che l’equivalente italiano non riuscirebbe a mantenere.

Si pensi, per esempio, a manager vs capoprogetto: sebbene i due termini siano sinonimi essi non hanno la stessa “aura professionale”.

Discorso simile, per restare nel settore Economico, marketing vs commercializzazione: di nuovo, sebbene interscambiabili il secondo semplicemente non si usa nel linguaggio tecnico del settore.

Usando un termine ancora più diffuso e se vogliamo recente, Social Media: semplicemente un loro sinonimo in italiano non è stato nemmeno concepito.

Quindi…

Va poi detto che le culture si sono sempre influenzate a vicenda e le lingue hanno sempre subito evoluzioni a causa di questi contatti.

Il perché sia toccato proprio all’inglese in questo periodo storico è principalmente dovuto, come abbiamo visto, alla sua enorme diffusione rispetto alle altre lingue, oltre che alla sua praticità.

Dopotutto il fenomeno della globalizzazione richiede la presenza di una lingua comune, e lo sviluppo delle tecnologie della comunicazione permette uno scambio di informazioni in tempo reale che, data l’assenza sempre maggiore di barriere linguistiche, avviene sempre più spesso senza la necessità di un passaggio da una lingua all’altra.

In questo modo babysitter, download, website, restano e vengono utilizzati in inglese, senza la ricerca di un loro corrispettivo in italiano.

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